Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Le scritture della rete

di effe (herzog)

La genesi
In principio era la parola, e la parola creò il cielo e la terra, e fu Omero, e dopo il cantastorie, e quindi la biblioteca di Babele; arrivò, infine, il tempo attuale della Rete. E’ così infatti che si edifica e si conosce il mondo: attraverso l’atto del raccontarlo.
Le parole hanno istinto migrante, qualità osmotiche e necessità di frangere i confini. Inseguono rotte e riempiono possibilità e spazi. E quando una realtà sola non basta (e non basta), ne creano un’altra. Virtuale.
La sostanza millenaria e universale di cui son fatte le storie ha trovato infine cittadinanza nella scrittura della Rete. Una scrittura im-mediata: senza mediazione di terzi tra chi scrive e chi legge, e nello stesso tempo caratterizzata fortemente dal medium utilizzato, tanto da creare un genere diverso e nuovo, più contiguo alle arti del discorso che alla letteratura tradizionale.

L’im-mediatezza
La Rete ha promosso nuove libertà di scrittura, di pubblicazione e di lettura. Lontana dai vincoli, dagli interessi e dalle impossibilità dell’editoria tradizionale, ha creato nuove figure di editore per-sé e di-sé. Chiunque, in Rete, ha diritto a lanciare in alto parole come un hondero entusiasta, fino a rovesciare stelle e canoni precedenti. Chiunque ha diritto di leggere qualunque cosa, senza che l’offerta di storie venga ristretta e resa esausta da filtri e trattenimenti. La scrittura in Rete è tutto, ovunque, subito. Quel che appena adesso viene scritto e pubblicato, immediatamente è leggibile in altri emisferi e in altri tempi futuri, perché le parole incorporee non sono affatto impermanenti, ma abitano invece i territori che creano, e non vanno al macero, non escono di catalogo, non hanno limiti di distribuzione, ma scavano trincee – e rimangono.

Il medium
Le parole fatte di bit non hanno limiti, se non quello del patto con il lettore. La Rete è veloce e transeunte, e la sua rapidità si riflette sulla lunghezza dei testi-tipo, tendenzialmente brevi. La sfida a miniare le parole entro strutture vincolanti e carcerarie non è fatto nuovo: penso, tra i molti possibili, all’esempio della Centuria di Manganelli (un caso di blogger ante litteram elettronicam), in cui l’autore si costrinse, per ogni centuria, al confine rappresentato da un solo foglio dattiloscritto (la schermata, oggi, di un computer).
La brevità non è tuttavia un dogma, essendo ipotizzabile la pubblicazione online, e la conseguente lettura, dell’intero Mahabharata. Non si confonderà, infatti, il mezzo (il supporto fisico del monitor) con la possibilità di condividere liberamente contenuti. Dire che la scrittura in Rete è il video del pc (con i suoi evidenti vincoli in quanto mezzo di lettura), è come dire che un libro è un parallelepipedo di carta. Un libro sarà invece il suo contenuto; così, la Rete è la democrazia delle possibilità. Il supporto di lettura non rileva: ogni testo, una volta online, è poi stampabile, o rilegabile tramite un service on demand. Rileva solo la libertà di pubblicazione e di accesso ai contenuti. Il medium di condivisione utilizzato (quello virtuale, il world wide web) ha infine consentito di creare un nuovo genere narrativo: un’intera letteratura fatta di bit.

Il nuovo genere
La scrittura in Rete è visiva, è sonora, è ipertestuale. Tramite lo strumento caratterizzante del link, i file audio, le animazioni, i video e altri materiali non narrativi diventano non più e solamente corollario o didascalia a margine del testo, ma sono il testo (il con-testo) stesso, con la stessa dignità delle parole (sono, i tutti i casi, i segni e le cicatrici sul corpo delle storie).
La continuità rispetto all’arte dell’aedo e del cantastorie è evidente, data la forma di meticciato tra generi e possibilità espressive diverse operato della scrittura in Rete. Così come i suoi predecessori, il blogger canta la propria storia usando anche immagini e suoni, e lo fa direttamente nella piazza e lungo la strada digitale, in mezzo e non distante rispetto a chi abita la comunità virtuale, senza nessun grado di separazione tra sé e il plauso o il colpo di bastone.
La letteratura digitale è quindi un genere letterario vicino all’oralità, per i modi di urgenza nel contatto tra la parola emessa e quella accolta.
La narrativa virtuale non è mai definitiva, ma sempre viva ed evolutiva. Non ha termine dopo la sua pubblicazione, come avviene invece per le scritture cartacee, ma muta ancora e ancora attraverso l’innesto dei commenti nel proprio corpo (perché la scrittura è un corpo) e il permanente interscambio di piano tra l’autore(lettore) e il lettore(autore). L’Altro, il destinatario della scrittura, è una presenza permanente e vera durante l’atto con cui la storia si fa testo. Anzi, l’alterità è l’unica dimensione validamente autentica, dato lo scambio ininterrotto di ruolo tra autore e lettore – che non esistono quindi più in senso tradizionale e assoluto. Interpolando Rimbaud: Je (qui écrive) est un autre.
Di collegamento in collegamento, da un link a un altro, ogni storia della Rete può, in un’ipotesi di catena in(de)finita, raggiungere ogni altra parola pubblicata online. Ogni blog è un capitolo in costante divenire di un’unica grande narrazione, ogni storia è una pagina della letteratura di un autore omerico e plurale.
Nella Biblioteca di Babele di Borges viveva una contraddizione: il numero infinito o periodico dei libri raccolti avrebbe potuto essere contenuto in un unico compendio universale che comprendesse tutti gli altri libri possibili, passati e futuri – ma il compendio non avrebbe mai potuto, invece, contenere se stesso. Le Rete, insieme di insiemi, conterrà forse un giorno se stessa, inverando la visionarietà borgesiana in un’infinita e terribile catena a doppia elica di codice genetico e di codice html.

Passato prossimo, presente continuo
Non per caso, ma per legittima difesa, gli esordi della narrativa in Rete sono stati ostacolati proprio dagli scrittori cartacei, che hanno denunciato la letteratura virtuale come un’invasione non autorizzata e in assenza di imprimatur. Una letteratura che nasce come dono (la gratuità delle scritture della Rete è il rifiuto delle polverose logiche commerciali dell’editoria); l’autorevolezza non legata al nome ma al talento mai presunto e sempre da dimostrare; la pluralità autoriale anziché il nome sulla copertina: tutto questo non poteva che essere considerato come atto di guerra.
In realtà, anziché occupare spazi d’altri, le parole della Rete hanno creato e colonizzato territori nuovi e libertà che prima non c’erano. La guerra c’è stata, con scontri e ferite. Ma, alla fine, nulla ha potuto fermare la rivoluzione (nulla lo può mai).
Il presente della Rete si manifesta in modo continuo ogni giorno: un nuovo genere di autori, di lettori e di letteratura, erede delle arti antiche ma intessuta di futuro tecnologico.

Il futuro, già
Dopo aver tentato di delegittimare o ignorare la letteratura fatta di bit, l’editoria tenta ora il ricatto più subdolo: la normalizzazione.
Sirene di carta chiamano, e i blogger, in buona parte, rispondono. Nel 2007 si iniziò una mappatura della zona grigia esistente tra la Rete e l’editoria: arrivati a circa 150 casi di blogger che avevano pubblicato un libro, si dovette desistere dal campionamento per eccesso di dati da processare. E’ certo che il fenomeno per cui il richiamo dell’editore fa scavalcare allo scrittore virtuale quella zona grigia per riportarlo dalla parte del passato, ha assunto ormai condizione di massa critica.
Accettare quelle stesse logiche, dinamiche e interessi da cui si era fuggiti proprio con la creazione di un nuovo genere di narrativa virtuale comporta la perdita di quei tratti che hanno caratterizzato la rivoluzione dei blog. Significa cedere parti di libertà senza porsi più in gioco, senza più sporgersi pericolosamente sul nuovo e sull’inconosciuto. Non risultano (se non in un numero ristretto di casi) blogger che, dopo aver pubblicato, hanno proseguito la propria attività narrativa in Rete con la stessa generosità di sostanza e di presenza, rispetto a prima.
Le scritture della Rete non devono sostituire il libro e l’editoria tradizionale. Dovrebbero però esserne l’alternativa libera, anarchica, democratica e universale.

Effe (Herzog)

 

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