Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Non temere, di dottorcaligari

 per la sezione “Allo Specchio”

Non temere. Percorri questo viale ogni sera, mai t’è venuto in mente d’affrettare il passo. Guardati intorno, nulla è cambiato: i lampioni accesi, le scritte spray, le panchine vuote, i mozziconi. E questo silenzio pulito, offeso solo dal rintocco delle suole.
L’uomo che mi affianca è corpulento, indossa un vistoso cappotto quadrettato. Mi affronta senza premesse: ci si aspetterebbe di star in compagnia solo della propria ombra quaggiù. Annuisco per pura cortesia; lascio cadere un buonasera senza smettere di camminare. Ma lui ha ancora da dire.

Di un’ombra non ci si può fidare, trova? Non che siano pericolose: cosa potresti temere da tanta inconsistenza? Ma sanno esser bizzarre. E noi raramente ci facciamo caso. Voglio dire: lei osserva la sua ombra? Le dedica del tempo, ascolta quel che ha da dire? No, certo, immaginavo: come tutti. Si dà per scontato che un’ombra ci segua ovunque, intenta a riprodurre la nostra sagoma senz’altro scopo in quella vita di intermittenze che accanirsi in una fedeltà idiota. Ma ci sono circostanze su cui dovremmo riflettere. Capitano cose. Tipo che un’ombra decida di far la preziosa: che so, di apparire dalla parte sbagliata rispetto alla fonte di luce. Casi inspiegabili.
Per esempio, lei come spiega il fatto che da quando ha imboccato questo viale la sua ombra ha smesso di camminarle accanto?
Non temere. Era solo un burlone, un povero pazzo. Ti ha messo in circolo uno strano tremore? Ti ha fatto accelerare il passo? È tutto passato. Dietro la tua schiena c’è la lampada accesa, qui davanti il tuo familiare profilo scuro: immobile sulla parete sgombra. Sai ciò che vedi, e puoi far di più: immaginarti con una matita in mano, mentre chiedi alla tua ombra di non muoversi, per favore, mentre le disegni i contorni. Ti scappa un sorriso: fai il giro delle stanze, premi ogni interruttore. Ovunque ora ci sono ombre di te: oblunghe, schiacciate, ricurve, spezzate, abbracciate l’una all’altra. Sei meno solo di quanto credessi.

 

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