Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Le cose che non ricordo

di Federico Federici

Alzi la testa su questo straccio di terra in silenzio lungo la campagna, qualche volta allegro dopo il sonno, e ti fischiano le orecchie: chi ha di te ricordi è già lontano e ha fiducia che non sfuggano parole di compianto, per te che non ci sei, e si ripete in giro, quando cade il discorso sul tuo nome, quel che è certo dall’infanzia, non si sa di altro.
Si racconta, un giorno lungo una discesa, superasti in bicicletta tutti, chino sul manubrio e non ti voltasti, per rubare, primo, quell’odore lungo i fossi carichi di ortica e menta. S’era preso un po’ del tuo anche il vento, allora, e chi veniva dietro respirava l’aspra arsura della pelle insieme ai fiori e all’erba. Un po’ ti malediva: tutta la fatica a mettersi davanti bruciata in due soli colpi di pedale, ma tu eri il più veloce e forte. Poi tagliasti, ritto in sella, le mani umide sui fianchi sotto la maglietta, quel traguardo immaginario, fieramente posto alla porta del paese, non guardando sull’incrocio.
E di un’altra notte, rincasando, mentre sui sorrisi di una ragazzetta ripassavi l’ombra con la mano e la punta delle dita, mandavi la sua voce in visibilio, a scatti e gridi soffocati come sopra una ferita perché non facesse male, si chiudesse, non nascesse nulla d’altro o, peggio, sanguinando.
Un’altra volta – ed eri già più grande – steso tra le pietre di un cortile a sera, aspettavi col fucile il passo falso del cinghiale, che veniva per frugar la vigna sulle fasce. Quella notte ci fu un solo sparo nel paese, non si sa finito dove. Il cuore si seccò dalla paura. Gli archi in pietra sotto i portici ripresero quel colpo e lo portarono nel buio tra le case. Non tornò a far danni l’animale, fuggito allo spavento dentro il bosco. Tu partisti il giorno appresso, senza far parola con nessuno e nessuno vide il tuo bagaglio alla stazione, non ti accompagnò che il suono di tutte le campane al mezzogiorno. Il sole duro sulle pietre non ti avrebbe più fermato. La pelle spessa sotto il piede non sentiva niente.

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