Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Commesse e rughe

di Mrka

Dalla vallata la voce si è diffusa velocemente, tutta la città parla delle commesse scomparse. Sono quasi cento, lasciano la città misteriosamente, dopo la segreta cerimonia del bacio della prima ruga. Io mi lego ai volti magri, abbronzati dal sole in pillole, mi attacco con cura, prediligo l’angolo destro, fiancheggio la bocca. Oppure mi sdraio, stendo le mie lunghe gambe nel centro della fronte. Lascio un solco scolpito nel respiro del viso. Preferisco i punti secchi, i volti magri mangiati da diete e pensieri. Mi appoggio con le manine nel contorno occhi, succhio le creme antirughe. Mi ungono, mi fanno diventare tonda e nuda. Mi raschiano con una grattugia per il pane, mi colmano con aghi di veleno, divento una palla di grasso rosa. Mi spoglio, raddoppio. Dal mio occhio faccio uscire altre me, ci svegliamo al mattino, ci moltiplichiamo nelle pieghe del cuscino. Ci leghiamo i piedi dove finisce la riga nera, lecchiamo via il mascara, ci mettiamo in cornice sulla palpebra brillante. Facciamo capriole nei trucchi lucidi, respiriamo le polveri colorate. Lasciamo segni scivolando sul collo, formiamo collane tenendoci per mano. Quando siamo sulle mani ridiamo. Ci baciamo con il freddo, ci pieghiamo sulle macchie come piccole suore.

Quello che si vede dalla collina fuori città è una sfilata di carri allegorici, uno sceneggiato argentato di statuine firmate.

Le commesse si chiudono nella loro illusione di giovinezza eterna. Di notte, chiuse nello stabilimento per commesse baciate dalle rughe, continuano a toccare i prezzi immaginari, a consigliare clienti inesistenti. Solo la notte si sente il suono della cassa, il battere delle unghie. Quando ci attacchiamo alle porte sentiamo il loro sospirare, il loro non arrendersi. Sentiamo il dentifricio al mentolo, la crema al mughetto. Talvolta entriamo nello stomaco, ci abbracciamo strette, ci macchiamo di rosso urtando il rossetto dello loro bocche. Vediamo bene il filo nel loro stomaco, un saliscendi di cotone, una treccia di spago che trasforma il loro cuore in arrosto rilegato.

La scorsa notte io e le mie amiche rughe ci siamo sdraiate sul prisma della terrazza, la schiena aderente al cemento e gli occhioni in aria. Il cielo era steso di tempera blu cina, le stelle cartonate, piatte come lo sfondo di un presepe di una scuola elementare.

La verità è che ci nutriamo di specchi.

 

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