Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Cornice

di Fuoridaidenti

La mia porta d’ingresso ha una cornice di scarabocchi, biglietti,
post-it e cartoline.

I post-it vengono cestinati dopo l’uso.
Tutto il resto non muore; non subito, almeno.
Gli scarabocchi subiscono un ricambio continuo.
I biglietti tendono ad accartocciarsi, assorbono umidità.
Prima o poi finiscono in un libro.
Non di rado, quando li presto, c’è dentro qualcosa.
avverto: non me li perdete.

Le cartoline me le mandano persone che non ho mai visto.
Andò così: amicizie nate in rete.
Parti? Mandami una cartolina.
E così a volte torno a casa e ce n’è una.

Alcune ci mettono parecchio ad arrivare.
Mesi, in certi casi più di un anno.
Col tempo, la gente che manda cartoline è diminuita.
Dimenticano, forse non viaggiano più.
Non so, non ho contatti.

Tre cartoline non leverei mai dalla mia porta.

Il mercante iraniano di tappeti.
Se considero:
– le proporzioni (il mercante è in un angolo, schiacciato, sovrastato:
protagonista e dettaglio);
– la luce (da un lume pare gocciare: avvampa e infine carbonizza);
– la montagna di tappeti (dietro, intorno, a migliaia);
– la calma del mercante (è assorto: prega? Del fumo serpeggia verso l’alto);
mi viene in mente un acquarello di Turner.
La pace, con i germi del tumulto.
Ho invidiato quel mercante di tappeti.

Il villaggio africano.
Ci sono, disegnate su un cartoncino, case, palme, un corso d’acqua in
primo piano.
Una riga divide il testo dall’area dell’indirizzo.
L’ingegno di quando hai poco e quel poco ti basti.
Gli standard perché la posta venga evasa sono severi.
L’indirizzo va messo in un certo modo, quello solo.
E’ incredibile sia giunta a destinazione.

Atolli, una veduta aerea.
Glauco, azzurro, cobalto, certi bianchi porosi, spruzzi di verde e basta.
Ho ascoltato i miei dischi guardando questi colori.
Colori e musica sono quello che sono: un’arbitraria nudità significante.
Scrivere è dire altro: è doppio, triplo, ennesimo, infido, ambiguo.
Preferisco musica e colori.

Ho scattato una foto alla mia porta e ripenso alla cornice di ricordi.
Ha un senso che sia questo il suo posto?
Voglio dire: è una soglia, qualcosa che si attraversa di continuo.
C’è un verso preferenziale?
Nel senso di: ricordi che lasci quando entri, o quando esci, o che non
lasci finché sei dentro?
La mia porta d’ingresso è la mia porta.
I miei ricordi tra quelli di chi non ho mai visto.

 

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