Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Graphic-Novel (1)

Abbiamo rivolto alcune domande a Massimo Carlotto, per capire l’importanza del dialogo tra autore e artista nel momento in cui un romanzo diventa graphic novel.

Massimo Carlotto – (Padova, 22 luglio 1956) è uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano. È uno dei più famosi scrittori europei di libri noir. Vive e lavora a Cagliari. Ha iniziato la sua esperienza letteraria con Il fuggiasco (1995), autobiografia romanzata. Dal libro è stato tratto nel 2003 un film, diretto da Andrea Manni, con Daniele Liotti. Il personaggio più conosciuto della produzione letteraria di Carlotto è l’Alligatore, detective privato sopra le righe che, in modo non sempre legale, vive fino in fondo i casi in cui si ritrova coinvolto.

Massimo, qual è la tua esperienza con la graphic novel?

Con Giuseppe Palumbo in due tempi con la guerra di Spagna e con Igort alle prese con il mio Alligatore. Due esperienze intense dalle quali ho imparato molto. non solo perché ho lavorato con due grandi artisti ma anche perché mi sono state utili dal punto di vista tecnico. Sono convinto del valore della contaminazione tra stili narrativi differenti come momento di arricchimento.

La graphic novel può aiutare il fumetto italiano a crescere? (ad esempio nella  direzione del noir, o affrontando temi reali con un certo spessore e lo strumento della narrativa  di genere, svincolandosi dall’idea tutta italiana che il fumetto sia “cosa” per ragazzi)

Non solo il fumetto ma la letteratura di genere nel suo complesso. Ormai la g.n. si è affermata come uno strumento straordinario per raccontare certe storie o per completare progetti narrativi che hanno usato forme iniziali diverse (un romanzo ad esempio). Che il fumetto sia cosa per ragazzi è un pregiudizio duro a morire ma bisogna insistere e la g.n. può aiutare il pubblico più abituato alla forma romanzo ad avvicinarsi al fumetto. Ci vuole tempo e… buoni prodotti.

L’associazione parole – immagini rischia in alcuni casi di “togliere” invece di contribuire all’ intensità della narrazione?

Al contrario ma bisogna che sia chiaro che come è vero che non tutte le storie sono adatte a diventare un romanzo, è altrettanto vero che non sempre si possono associare efficacemente parole e immagini. Lo scrittore scrive per far immaginare, il disegno svela attraverso l’immagine. sono queste due forme che devono trovare un equilibrio e un’armonia narrativa.

Quali  consigli daresti ad uno scrittore e a un fumettista che decidono di lavorare insieme?

Di conoscere non in modo superficiale il lavoro dell’altro e di parlare molto. anzi moltissimo. e non solo del progetto.

Stai pensando ad un’altra graphic novel, dopo le esperienze con Igort e Giuseppe Palumbo?

Giuseppe mi ha proposto una graphic novel davvero interessante. Mi piacerebbe…

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