Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

I ragni non sono previsti fra gli animali da amare

di Synesius

Due piani sottoterra, due piani di cantine. Casa vecchia, umida, suscettibile. Da bambino, che passavo il tempo sottoterra come se ci fosse la guerra. Dieci stanze da esplorare, quintali di cianfrusaglie fra cui rovistare, giochi solitari e silenziosi. Soprattutto silenziosi.

Che poi è stato quando abbiamo ospitato la zia Rina, che prima di morire aveva deciso di trascorrere ancora un anno da demente – perché allora non si parlava ancora di Alzheimer – e girava tutto il giorno in camicia da notte fermandosi solo ogni tanto per pisciare qua e là, è stato allora che ho incominciato a preferire la cantina e quando venivano a cercarmi mi nascondevo nel grande forno di mattoni dove mio bisnonno faceva il pane – entravo per lo sportello e strisciavo lentamente fino in fondo perché il forno era basso e un po’ in salita, e tutto per restare un po’ lì a pensare come un pinocchio nella pancia del pescecane ma non trovavo mai nessun cazzo di Geppetto ad aspettarmi, solo una volta un topo.

Forse fu proprio quella labirintica cantina a due piani, soprattutto il più sotterraneo con le sue volte a botte e il pavimento in terra battuta a farmi amare certi animali come i topi e specialmente i ragni, che ancora adesso li faccio uscire da casa con amorevole grazia e ne tengo uno grosso come un pugno in un terrario arredato come un angolo di foresta, e la gente mi guarda con la stessa faccia con cui mi guardava allora, quando cercavo di introdurre in casa i più belli che poi mettevo a filare tranquilli in camera mia, ma non c’era verso di far capire quanto mi piacessero i ragni e la loro leggera abilità nel dondolarsi e nel tessere perché piuttosto era meglio sorridere davanti a un criceto, e i ragni non erano mica previsti fra gli animali da amare.

Ma ciò che mi piaceva dei ragni era il loro essere solitari come i miei giochi, che poi in quella cantina c’era tantissimo spazio, e dal momento che io ero piccolo quelle stanze mi sembravano immense, e ci potevo davvero inventare qualsiasi tipo di avventura in cui perdermi per ore e ore, fino a quando mio padre non si spazientiva, come quella volta che mi era venuto a prendere mentre stavo solcando l’oceano su una goletta fantasma e spingendomi su per le scale mi aveva urlato nelle orecchie che il nonno era morto e io avevo pensato cosa credi, anch’io stavo rischiando la vita nel mar dei Sargassi.

 

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