Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Il posto delle fragole

di Alessandro Cappa

Quando andavo a trovarla al manicomio di Trieste mi fermavo a pochi passi dall’ingresso del bar dove in disparte c’era un uomo in canottiera che fumava seduto a un tavolo con uno sguardo fermo e intenso, teso sulla punta delle scarpe, lievemente perso. Alice correva tra i tavoli, consegnava panini, cornetti, tazze di latte; a lui portava sempre una sigaretta.
Di colpo poi l’uomo in canottiera si sollevava, andava verso un muro bianco accanto a un glicine in fiore e una volta lì camminava su e giù, così, immotivatamente. Di tanto in tanto si arrestava, sembrava avesse voluto dire qualcosa oppure solo cominciava a parlare tra sé riprendendo a camminare.
Alice allora si affacciava al parapetto, aveva uno straccio sulla spalla e si sporgeva sempre di più, come volesse lanciarsi. Ma poi si bloccava, a dire il vero assai in bilico e allora guardava nel vuoto un vuoto a lei solo visibile tra le foglie di glicine ancora acerbo proprio dove camminava l’uomo in canottiera.
Così tornavo a osservare l’uomo in canottiera che a scatti e immotivatamente andava su è giù e che adesso osservava ad uno ad uno i rami del glicine e degli alberi attigui come se tra quei rami avesse lasciato qualcosa, poniamo un ricordo, un pensiero. E tra i quei rami sembrava davvero vi fossero appesi gli occhi o i pensieri di tutti coloro che gironzolavano per quei vialetti come faceva l’uomo in canottiera, poiché costoro passavano di lì spalancando le loro bocche senza denti e senza sorriso e animandosi improvvisamente nonostante nei loro occhi fosse sempre presente uno sfondo d’orrore vivo e dietro di loro premesse già lo sguardo dei carcerieri con quella loro espressione feroce e insieme pallida.
Mossi anch’io verso il muro e tra i rami vidi gli occhi di due amanti nascosti che parlottavano sottovoce come fanno i bambini: due paia di occhi minuscoli dalle lunghe ciglia nere che somigliavano a sbarre e dalle quali scorrevano sui loro visi di innamorati grosse lacrime bianche come le gocce di latte dei fichi ancora acerbi.
In un attimo l’uomo in canottiera lanciò un urlo. Sopraggiunsero gli infermieri. Si fece calca e anche Alice accorse con una sigaretta. I due amanti furono strappati dai cespugli e trascinati via, e per un istante mentre venivano divisi, mentre si dibattevano e strillavano, mi guardarono come quando si osserva il mondo attraverso le sbarre delle ciglia.

 

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