Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Indecifrabile mare

di Alfarach http://alfar.splinder.com

L´ha trovato in uno dei sottoscala in cui va a bucarsi… quotidianamente. Tra vecchie televisioni, assi di legno, mobili Ikea tarlati, schede madri, carcasse d´auto, scheletri umani, topi enormi, ragni mutanti.

Se ne va lì tutti i giorni, dopo che ha terminato il turno di vedetta. Lo chiamano Muzzarè, perché è pallidissimo, anemico. Magrissimo, un giunco, minuscolo, indifeso…incazzatissimo con una cesta di capelli ricci sulla testa. Un muschillo, uno dei tanti.

Ogni giorno se ne va lì in quel sottoscala per farsi uno schizzo e poter così…viaggiare.

Dice di rimontare le epoche, di risalire indietro nel tempo – uè uagliù che viaggio temporale c´aggia fatt´.

Addirittura sostiene di vedere il mare, strane navi con occhi sulla prua.

E’ successo, così, all’improvviso: un giorno, in mezzo a tutta quella monnezza dice di aver trovato stu strano coso, questo oggetto curioso, che qua, nelle case popolari, nessuno l´ha mai visto.

Ci stanno disegnati strani segni che nessuno capisce. L´ha portato a vedere anche alla vecchia strega, quella pazza che abita sul tetto, quasi attaccata alle nuvole, la megera, la janara. Così la chiamano…Janara, che quella se ne sta sempre a cucire, a ricamare su vecchi sacchi, su qualsiasi tessuto, pezzo di stoffa che uno le porti. Ricama e così scrive il destino, predice il futuro. Ma pure i segni della vecchia sono indecifrabili. Comunque si accontenta di poco, qualche carciofo, qualche peperone, qualche pomodoro, roba abusiva, illegale, coltivata, di nascosto, negli appartamenti.

E così Muzzarè si tiene questo strano oggetto e non sa che farsene.

Una volta, però, dopo che si era bucato, gli è venuto di istinto di sfogliarlo.

E da allora ha iniziato a viaggiare, a rimontare le epoche, e a poco a poco si è visto in tunica, sul ponte di una nave, con un occhio disegnato sullo scafo, a solcare le onde, il mare…

Odisseoooooo…così mi chiamano i membri dell´equipaggio, qui sul mare…

Chissà come fa Muzzarè a immaginarsi il mare che qua dentro nessuno l´ha mai visto, nessuno è mai riuscito ad arrivarci, eppure dicono che ci sta. Ma come è possibile vederlo se per miglia e miglia si estendono le case popolari, questo manto di cemento…

E tu solo, in questo sottoscala, con un ago in vena e questo libro a fianco…

 

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