Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Mi sono addormentata sull’autobus (e ho creduto di sognarti)

di Valinaa http://estatica.splinder.com

Radio Bolivia.
Isabela, tono monotono, parla di bambini. La voce arriva a tratti, come se parlasse all’orecchio dell’amica.

Interferenze. Rumori.
Traffico annoiato delle sei, un clacson, rumore di frenate e latta nelle buste.

Isabela parla e parla, sembra avere un microfono, pur soffiando nell’orecchio dell’amica.

Sud America, carnagione olivastra, Camino a Los Yungas. Isabela parla di sequestri. Il sud America sarà pieno di bambini. Forse.
Isabela svetta con l’umile frase: -Io non dico di non aver sbagliato-

Radio Bolivia.
E’ una sensazione come di vertigine quando ascolto le doppie negazioni.
Come dire: non provo nulla per te.

Ci sono sacchetti dappertutto, plastica, stridori, un altro clacson. Com’è che quando si è stanchi la radio parla di più? Su che frequenza viaggiano le parole in Sud America?

Radio Bolivia.
A che punto della storia è Isabela?

Mi manca la forza di oppormi all’ondeggiamento. Appoggio la testa al finestrino che la scuote. Clacson. Le palpebre si perdono nei sobbalzi delle buche, e si accasciano.

Sarà alto almeno due metri, Virgilio. Suo padre aveva letto quel nome su una bancarella, una domenica di riposo. Non riesce a stare nel sedile, ma rimane immobile. Intanto Radio Bolivia continua a raccontare che i bambini erano tre, ma lei non poteva aver commesso ciò di cui l’accusavano. Virgilio non fiata, ma invade il sedile affianco, il mio. Rimane composto, sembra di marmo, la tracolla della mia borsa è l’unico contatto che ha con me.

Radio Bolivia. Le doppie negazioni. Lo sterrato del Camino a Los Yungas. Una voce fuori campo.
E’ come dire: non ho nulla da dirti.

Ma Isabela sa che l’errore che ha commesso è di aver parlato troppo e a lungo all’orecchio della vicina. Mi manca la forza di protestare. Virgilio non interviene ad abbassare il volume. La testa vacilla, perdo il conto delle fermate.
Gli occhi si chiudono.
Virgilio non c’è più, i sedili sono tutti vuoti,
sei salito,
hai cambiato stazione radio, mi scuoti un po’, dici di guardare fuori dal finestrino,
fai una smorfia,
mi guardi di sbieco, stai per dire qualcosa.

Fermata prenotata, Radio Bolivia s’interrompe sulla climax. Apro gli occhi solo al terzo sussulto dopo la frenata. Stropiccio le dita tra il naso e gli occhi, non ricordo dove sono.
Aspetto a inforcare gli occhiali, penso soltanto: non è niente, mi sono solo addormentata.

La prossima è la mia.

Penso anche: Mi riduco ad addormentarmi sull’autobus, pur di trovarmi a dormire accanto a qualcuno.

 

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