Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Vaglia

di Eva Carriego

Colori tenui, rosa pallido, quasi antico.

Carta di buona qualità, vago ricordo di sconosciute banconote.

Mani grandi, maschili, dalla pelle spessa e scura mi feriscono con segni incerti che sembrano vergati dalla mano di un bambino ancora insicuro nello scrivere.

Il mio viaggio inizia nella grande città mitteleuropea dal nome duro come un insulto, perennemente avvolta dalle gelide nebbie del Nord, che vomita di continuo automobili di grossa cilindrata da fabbriche fumose e tetre.

Mi avvicino lentamente alla mia meta. Attraverso foreste così verdi da sembrare nere, vette montuose coperte di neve a confondersi con un cielo grigio, pianure infinite e opache di nebbia; poi, di nuovo montagne dalle cime arrotondate e argentee e terra dolcemente ondulata da colline che scendono verso il mare. Arrivo in questa terra di case dalle pareti bianchissime di sale e di luce, contro le quali si stagliano figure di uomini e donne vestite di nero in ogni stagione; il sole è di un bagliore imbarazzante.

La voce monotona del mare arriva fino all’ufficio postale; aspetto insieme agli altri, paziente come sempre, e felice che lei venga a prendermi.

Lei ha occhi grandi di cerbiatto, zigomi alti e labbra rosse che non si concedono al sorriso; è poco più che una bambina, arriva solitamente di mattina presto a passo svelto.
Saluta a bassa voce l’impiegato, come se si vergognasse; poi mi prende con entrambe le mani e mi stringe al petto; appena è sicura che nessuno ci veda, il suo viso si fa vicinissimo al mio.

Mi respira profondamente e mi copre di baci, come se fossi lui.

Anche Occhi Grandi veste di nero, è sposata a un uomo giovane che respira la nebbia e il fumo del Nord; nel suo paese di sale la chiamano la vedova bianca.

Io resto nelle mani dalla pelle spessa e scura il più a lungo possibile, perché voglio portarle in dono l’illusione del suo amore, che lei ricorda ancora bambino, attraverso la sua essenza.

Ma ora ho paura.

C’è un nuovo profumo in quelle mani: il profumo di una donna dalla carnagione bianchissima e dagli occhi così chiari che ci puoi guardare attraverso, e le sue parole sembrano spezzarsi prima di finire le frasi.

Occhi grandi mi aspetta, e io aspetto con impazienza che passino trenta giorni per sentire il suo respiro su di me e la sua passione inutile che invecchierà insieme a lei.

Non ho ricordi di me, uccello migratore di carta senz’anima.

Ricordo solo di essere nato dal suo amore.

 

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