Blog&Nuvole

Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, sostenuta dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, con il patrocinio di Confartigianato

Il finestrino sull’ala

di Manila Benedetto

Io l’ho vista la faccia di quell’uomo quando ha guardato fuori dal finestrino. Ho visto con quale brivido negli occhi ha poi spostato lo sguardo verso il centro dell’aereo, verso di noi, verso di me. Voleva sapere se avessimo visto tutti la stessa cosa.

Io odio gli step di ogni viaggio, dalla sveglia alle cinture di sicurezza. Solo nel momento dell’allaccio sono una donna felice. Posso anche addormentarmi subito, senza neanche attendere il decollo. Non ho paura, io.  D’altronde, in aereo per uno strano caso del destino il mio posto è sempre finestrino sull’ala. All’inizio ero convinta fosse una punizione, l’obbligo a non guardar fuori, di restare isolata dal mondo, e dal cielo. Col tempo ho imparato ad apprezzarne i vantaggi.

Anche quell’uomo oggi ha capito che grande vantaggio ci sia ad avere il posto finestrino sull’ala. Serve a non vedere quello che lui ha visto, e che adesso non lo fa dormire.

Si è appena svegliato con un piccolo urlo. Un incubo, lo so. Li ricordo anche io. Mi alzo e mi avvicino a lui. Dormono tutti e sono graziosi. In molti hanno abbassato la persianetta del finestrino, si sentono più tranquilli così, meno vulnerabili. Dovrebbero scrivere frasi del tipo “State tranquilli, va tutto bene” sopra quelle chiusure.  È così facile convincere la gente, tutti non aspettano altro che una bugia.

– Se vuole possiamo scambiarci il posto – gli dico.
Lui non capisce subito.

– Ho il posto sull’ala, io.
– Volentieri – mi fa, e lo dice con tenerezza e terrore, vergogna.
Non è il caso di intavolare una discussione alle 3 di notte su un aereo che sta attraversando mezzo mondo per portarci ad uno stupidissimo convengo, almeno me, lui e altri venti qui. Gli altri probabilmente se ne vanno in vacanza o chissà dove.

– Svegliamo gli altri, è meglio che vada al mio posto. Buonanotte – sentenzio.

Va. Lo guardo allontanarsi piano. Nei suoi occhi ancora quello sguardo pieno di terrore che ho visto ore fa.

Prima di sedermi, mi ricordo la prima volta. Ero poco più che una bambina, volevo guardare fuori dal finestrino, vedere le luci di notte. Ma di notte no, non ci sono le luci fuori dai finestrini degli aerei, nel cielo.

Mi siedo. Alzo la chiusura. Occhi chiusi.

Da quanto tempo mi aspettano. 17 anni.

Apro gli occhi. Guardo.

Fuori dal finestrino, le Ombre festeggiano il mio ritorno.

 

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